Dallavalle argento d’Europa, Fantini bronzo

17 Agosto 2022

Agli Europei il triplista azzurro è secondo con 17,04 dopo il quarto posto mondiale, oro a Pichardo (17,50). Quarto Bocchi, nono Ihemeje. La martellista è terza con 71,58. Bruni settima nell’asta

 

di Nazareno Orlandi e Luca Cassai

Due medaglie azzurre nella terza serata degli Europei di Monaco di Baviera. È d’argento il triplo di Andrea Dallavalle, capace di saltare 17,04 (+0.4) nella finale dell’Olympiastadion e di salire sul podio continentale a poche settimane dal quarto posto dei Mondiali di Eugene. A batterlo è soltanto il formidabile portoghese campione olimpico e mondiale Pedro Pichardo con un solidissimo 17,50 (-1.1). Quarto è invece Tobia Bocchi, ai piedi del podio con 16,79 (+0.8), nono Emmanuel Ihemeje (16,55/-0.8) che resta fuori dai tre salti di finale per quattro centimetri. L’altra medaglia è il bronzo nel martello di Sara Fantini, emiliana come Dallavalle (lui piacentino, lei parmense): la lanciatrice azzurra, pur senza vivere la serata migliore della sua stagione a livello di misure e di sensazioni, si aggrappa al terzo posto con 71,58 alle spalle della rumena Bianca Florentina Ghelber (72,72) e della polacca Ewa Rozanska (72,12), regalando all’Italia la prima medaglia di sempre nel martello femminile. È settima Roberta Bruni nella finale dell’asta: 4,55 alla terza prova, poi tre errori a 4,65. Oro alla finlandese Wilma Murto con il record nazionale di 4,85, zona medaglie a 4,75. Hassane Fofana eliminato in semifinale nei 110hs con 13.56 (-0.2), Sveva Gerevini completa la prima giornata dell’eptathlon al diciottesimo posto con 3507 punti. 

TRIPLO - Il massimo cui realisticamente si potesse ambire, considerato quel mostro di bravura che è il portoghese Pedro Pichardo, cavalletta da 17,50 (-1.1) per ammazzare la gara già al secondo salto. Ma Andrea Dallavalle è diventato grande, stasera lo si può dire a tutti gli effetti: dopo le numerose e promettenti medaglie giovanili, il suo percorso di maturazione passa dal quarto posto di Eugene (con pizzico di rimpianto) e trova concretezza in questo fantastico argento d’Europa, a dieci anni dall’oro di Fabrizio Donato a Helsinki 2012, fin qui l’unica medaglia azzurra nella storia del triplo agli Europei. Il piacentino delle Fiamme Gialle, 23 anni ancora da compiere (il 31 ottobre), seguito in tribuna dal suo coach Ennio Buttò, si complica tremendamente la vita ma riesce a sistemare le cose al terzo salto, dopo due nulli da batticuore, a un passo dall’eliminazione. Il 16,81 del terzo hop-step-jump gli garantisce già l’ipotesi di un posto sul podio e la possibilità di provarci per altre tre volte. La quarta è lunga, molto lunga, ma altrettanto netto è il nullo. La quinta è quella decisiva: indovina il 17,04 con una pedana ottima (regalati soltanto 4,2 cm) e scavalca il francese Jean-Marc Pontvianne che momentaneamente gli aveva sfilato il secondo posto (16,94/-0.5). L’ultimo brivido è il salto finale del transalpino, l’unico che poteva farlo scendere di un gradino: ma è nullo, e l’azzurro è d’argento, di corsa ad abbracciare il suo tecnico e il responsabile federale Claudio Mazzaufo, quindi l’intero staff azzurro e l’amico Tobia Bocchi. “Ero venuto qui per questo, con chiari propositi - ammette Dallavalle - Migliorare la prestazione di Eugene era qualcosa di fattibile, assolutamente nelle mie corde, me lo sentivo. Purtroppo mi sono reso un po’ la vita difficile, ho fatto due nulli iniziali: il secondo era davvero lungo, ma i nulli non si contano. È un traguardo per stasera, ma l’inizio di qualcosa di grande. La prima medaglia assoluta che porto a casa dopo averla sfiorata ai Mondiali: adesso sono nell’atletica dei grandi ed è qualcosa di incredibile. È stata una stagione davvero costante, purtroppo è mancato un picco che potevo fare stasera perché mi sentivo davvero bene. L’importante era portare a casa la medaglia”. 

Tobia Bocchi, si diceva: il parmense manca il podio di quindici centimetri con 16,79, quarto come lo era stato agli Euroindoor di Torun dello scorso anno. ”Esco a testa alta - commenta - peccato perché la medaglia ci poteva stare, così resta un po’ d’amaro in bocca. Ormai mi sento a mio agio in queste gare e penso sia un buon punto di partenza per l’avvicinamento alle Olimpiadi di Parigi 2024. Sono contento per Andrea e per il suo argento, mi dispiace per Ema: entrando in tre in finale abbiamo fatto davvero squadra”. A restare fuori dagli otto ‘finalisti’ è proprio Emmanuel Ihemeje che comincia con un nullo e prosegue con 16,55 (-0.8) e 16,30 (-0.8) dopo aver saltato 17,20 nella qualificazione di lunedì. Per quattro centimetri è sbarrata la porta dei tre salti di finale, per il bergamasco che studia negli Usa e che è stato quinto ai Mondiali nella ‘sua’ Eugene: “Speravo semplicemente di fare il mio salto, quello che faccio sempre da inizio stagione  - le sue parole - di questa finale dovrò far tesoro nei prossimi anni”. 

MARTELLO - “Non ero ancora pronta per l’oro, non ho affrontato la gara nel modo giusto”. È lucida, anche fin troppo autocritica, l’analisi post-finale di Sara Fantini, che comunque riconosce l’occasione mancata, e ne fa tesoro, prima di godersi il bronzo continentale, piattaforma per il futuro. La primatista italiana del martello (75,77 a Madrid in giugno) non fa meglio di 71,58, all’ultimo lancio, dopo il 71,51 iniziale, quindi il nullo che colpisce la gabbia al secondo turno, poi il 69,84 frenato da un contatto del martello con la rete e altre due ‘x’. Il rimpianto, se di rimpianto si vuol parlare, è che la misura vincente della rumena Ghelber (72,72) era assolutamente alla portata dell’atleta allenata a Bologna da Marinella Vaccari: come per Dallavalle, anche Fantini abbina la medaglia d’Europa al quarto posto dei Mondiali, testimonianza della crescita e dello standing internazionale raggiunto da entrambi. “Sono comunque contenta per essere riuscita a prendere una medaglia - le parole di Fantini - Ma è chiaro che con la stagione che ho fatto non era quello che mi aspettavo: non per il colore, ma perché avrei dovuto affrontare meglio la finale con le certezze che mi sono costruita quest’anno, però ancora fresche e quindi ci poteva stare di sbagliare qualcosa. È in ogni caso una medaglia che ci dà più certezze e la percezione che siamo nella direzione giusta, step by step, anche se per il momento non pronti per conquistare l’oro. Da questa gara imparerò tanto, sono convinta che queste sensazioni vanno provate e superate. Speravo di coronare con una gara perfetta questa stagione di grande crescita, sotto ogni punto di vista, ma le altre sono state più brave di me”.

ASTA - “Sono contenta perché ho dimostrato il carattere - esordisce Roberta Bruni - Non era una gara facile, le ragazze hanno saltato tanto. Volevo a tutti i costi quel 4,55 che ho fatto al terzo tentativo, così da uscire con una misura dignitosa che rispecchiasse il mio standard di stagione. Certo, farlo al primo mi avrebbe dato un piazzamento migliore. Ma sono la prima italiana in una finale internazionale, ce l’ho messa tutta, e continuo così per la chiusura di stagione”. Il salto più bello, più pulito, della sua serata, è un altissimo 4,40, centrato alla prima prova come il 4,25 inaugurale. A 4,55 serve invece un terzo tentativo per lasciare l’asticella dov’è. Dieci centimetri più su, non basta il coraggio e la tenacia. È settima a pari merito con la britannica Molly Caudery mentre per le medaglie bisogna planare da 4,75 in poi: si fermano lì la greca Katerina Stefanidi (argento) e la slovena Tina Sutej (bronzo), si esalta invece la finlandese Wilma Murto che infila sia 4,80 sia 4,85 per mettersi l’oro al collo.

OSTACOLI - L’avventura continentale di Hassane Fofana si ferma in semifinale: gara discreta per l’ostacolista azzurro che corre in 13.56 (-0.2), quinto nella sua semifinale dei 110hs, nella corsia accanto allo spagnolo bronzo mondiale Asier Martinez (13.25), per un piazzamento che non gli permette di sperare nei tempi di ripescaggio e che lo elimina direttamente. Il bresciano, come racconterà alla fine, è sfavorito da un fastidio a un polpaccio avvertito prima della gara. In finale è palpitante il testa a testa tra lo spagnolo Asier Martinez, già bronzo mondiale, che trionfa in 13.14 (-0.2) per un solo millesimo sul francese campione uscente Pascal Martinot-Lagarde. Terzo ancora un transalpino, Just Kwaou-Mathey (13.33).

EPTATHLON - Nelle due prove della serata, Sveva Gerevini chiude al diciannovesimo posto nel peso con 12,15 e in settima piazza nei 200 metri con 24.30 (-0.2). Podio provvisorio Benelux: comanda l’olimpionica belga Nafi Thiam (4063) sulla connazionale Noor Vidts (3849) e sull’olandese Anouk Vetter (3824).

400 - Due padroni indiscussi nei 400 metri. Per entrambi i dominatori delle finali, il divario con il resto della concorrenza è lo stesso: mezzo secondo esatto. Al femminile è sempre più impressionante Femke Bol, l’olandese che vola in 49.44 e abbatte il suo recente primato nazionale (49.75 una decina di giorni fa) con un crono che in Europa mancava da nove stagioni. Di nuovo sotto i cinquanta anche la polacca Natalia Kaczmarek (49.94) davanti alla connazionale Anna Kielbasinska (50.29). Tra gli uomini si conferma il britannico Matthew Hudson-Smith, al secondo titolo di fila con 44.53, dopo il 44.35 del bronzo mondiale a Eugene con cui aveva sfiorato il record europeo. È il 22enne svizzero Ricky Petrucciani a prendersi l’argento in 45.03, mentre il bronzo si decide al fotofinish con l’altro britannico Alex Haydock-Wilson (45.17) per questione di millesimi sull’olandese Liemarvin Bonevacia.

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